Volontà e Heavy Duty, mai mollare

Oggi vi voglio presentare ed introdurre Luca Nicoli.

Luca mi contatta per la prima volta nel 2010, era uno dei tantissimi ragazzi che avevano sentito parlare dell’Heavy Duty di Mike Mentzer, era interessato ad approfondire questa tecnica di allenamento tramite i miei libri ed il conseguimento delle certificazioni di Personal Trainer in Alta Intensità che rilasciamo qui alla HITA ( High Intensity Training Academy ) ai nostri alunni.

Luca segue ogni mio corso, acquista ogni mio libro, si fa seguire personalmente da me, prova ogni alimentazione di definizione e/o massa ( partendo dalla Zona di Barry Sears fino alla mia Dieta Fasica per la massa ).

E’ determinato non solo a costruire un fisico da culturista, ma anche a diventare un esperto del settore.

Heavy Duty e la storia di successo di Luca Nicoli

Luca è di Cantù, ma si rende subito conto che l’Italia non potrà mai offrirgli quello a cui aspira, quindi mi chiede se secondo me andare a Toronto in Canada potrebbe essere per lui una buona opzione.

Io gli consiglio vivamente di partire, male che vada apprenderai a parlare un buon inglese gli dissi, ma ero sicuro che la sua determinazione lo avrebbe portato lontano.

Luca parte, trova un lavoro in un ristorante, cerca di ottenre la residenza che alla fine dopo più di un anno arriva, nel frattempo, dal momento che i corsi in Italia fatti con me non hanno valore legale in Canada inizia un percorso di certificazione con la scuola di Brian Johnston ( l’inventore dello Zone Training ), il maggior esponente HIT in Canada.

Una volta finito il corso inizia a lavorare come Personal Trainer esperto in Alta Intensità a Toronto, quello che inizialmente era solo un sogno diventa realtà, insieme al fisico Natural costruito con medie di non più di 5 ore di allenamento mensili ( solo ultimamente ha utilizzato un po’ più di volume in accordo con le nuove metodiche di Johnston ), alimentazioni strutturate ad hoc, pochissimi integratori e come sempre nessun tipo di attività aerobica di supporto.

Potete apprezzare i risultati di Luca nel prima ( luglio 2013 ) e dopo ( ottobre 2017 ) qui sotto.

Perchè ho reso pubblica questa storia?

Chi mi conosce sa che sono un uomo d’azione, non mi piace piangermi addosso e soprattutto non amo sentire chi continuamente si piange addosso.

Luca è il perfetto esempio di colui che invece di lamentarsi continuamente trova soluzioni, ci mette tutto il suo impegno ( un forte intento ) e letteralmente costruisce il presente a sua misura e consumo.

Luca non voleva sottostare alle regole e alle convenzioni, non voleva allenarsi in Alto Volume perchè dopo aver conosciuto l’Alta Intensità lo riteneva una perdita di tempo, non voleva mettersi su di un Tapis Roulant perchè semplicemente non serviva, non voleva andare all’università per apprendere l’inglese perchè non era la strada più rapida, non voleva lavorare in palestra a 5 Euro l’ora quando sapeva che altrove ne avrebbe guadagnati molti di più.

Luca è uscito dagli schemi, ha iniziato a costruire la sua vita in funzione delle sue passioni e degli obiettivi che voleva raggiungere senza aver paura di mettersi in gioco e, nel progetto, ha messo tutto se stesso con i risultati personali e fisici che potete apprezzare.

In conclusione, Luca non è un allieno, non partiva con un fisico possente, non aveva grandi risorse economiche, non parlava inglese, ma aveva un’idea chiara, un forte intento e soprattutto i cog…ni per fare quello che voleva fare, la strada di un uomo con tali principi, etica e morale non può che essere constellata che da grandi successi…, bravo Luca sei un esempio per tutti noi.

 

volontà e heavy duty
Volontà e Heavy Duty di Mike Mentzer

Controllo leggi, norme e potere

Controllo e Stato
Controllo e Stato

Ho scritto questo articolo per la rivista On Line: Miglio Verde dell’amico Leonardo Facco.

Nell’articolo parlo di come lo Stato fin da piccoli ci indottrina in modo da progressivamente abituarci a pensare che ogni cosa che facciamo o faremo necessiti di una specifica approvazione o norma da parte sua, naturalmente il fine ultimo di questo comportamento è il totale controllo dell’individuo.

Il gioco che i moderni Stati conducono è chiaramente quello di creare individui senza capacità critica e con una propensione incondizionata a ritenere sempre giusto quello che viene fatto o “distribuito” dallo Stato.

In una società complessa “educare” le persone all’obbedienza è condizione sine qua non per garantire la vita e la supremazia della macchina statale tutta.

Qui di seguito vi lascio con un breve estratto del mio articolo ed il link per continuarne la lettura.

 

Controllo, leggi, norme e potere

 

Oggi vorrei parlare del perchè molti di noi non si rendono conto di quanto siano limitate le nostre vite e di quali siano le strategie messe in campo dallo Stato per condizionarci fin dalla più tenera età ad essere condiscendenti e, paradossalmente, considerare ogni limitazione che viene sistematicamente fatta alle nostre libertà come non solo congrua, ma fondamentale ed utile per la nostra stessa vita.

Per farvi riflettere sul tema vorrei partire facendovi un semplice esempio.

Chiunque abbia deciso di diventare un imprenditore di se stesso e magari aprire una piccola attività commerciale ha subito dovuto confrontarsi con leggi, lacci e lacciuoli che per chiunque abbia un minimo di intelligenza non possono essere definiti che perdite di tempo ( nella migliore delle ipotesi ) o vere e proprie incongruenze o ostacoli alla propria attività ( nella peggiore delle ipotesi ).

Che senso ha regolamentare l’orario ed i giorni di apertura e di chiusura di un’attività commerciale? ( continua a leggere l’articolo a questo link ).

Oggettivismo e Ayn Rand: un’introduzione

Perché un’introduzione all’Oggettivismo di Ayn Rand?

Ho studiato per anni i grandi filosofi occidentali con l’intento di costruire una base ideologico/comportamentale che mi permettesse di delimitare i confini in cui muovermi, così come definire un’etica di comportamento da applicare alla vita di tutti i giorni in relazione al costrutto sociale dove vivo.

Per dirla con Immanuel Kant: “il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”.

Molti sono stati i filosofi e/o i grandi pensatori che mi hanno influenzato positivamente, tra i tanti studiati mi piace ricordare John Locke, padre del Giusnaturalismo che con una semplice espressione ha ben definito quale sia il comportamento che tutti dovremmo tenere quando interagiamo con il prossimo: “non fare ad un altro quello che non vorresti fosse fatto a te”.

Ludwig Von Mises e Ludwig Von Hayek mi hanno fatto invece amare l’economica “degradandola” da scienza matematica a scienza sociale, quale in realtà è.
Ricordo a scuola quando leggevo le formule matematiche messe appunto dai vari economisti di derivazione neo keinesiana, mi parevano così astruse e lontane dalla realtà.

Avendo un Background di studi scientifici, una delle prime cose che ho appreso durante i miei tanti anni di studi è che in un sistema complesso come quello sociale su scala mondiale, costituito da letteralmente miliardi di variabili ( ogni scambio tra due parti è una variabile a sé stante ), è assolutamente impossibile fare previsioni a lunga scadenza, dal momento che ogni piccolo cambiamento ( variabile ) può creare delle ripercussioni enormi ed imprevedibili all’interno del sistema ( il famoso Butterfly Effect ), le previsioni del tempo sono un esempio perfetto.

L’uso della Prasseologia come mezzo per comprendere l’economia, termine questo coniato da Von Mises per ridefinire l’economia attraverso la modalità di scambi ( prassi ) volontari che si instaurano tra i vari attori sul mercato, ha cambiato completamente la mia visione del mondo e dei sistemi ideologici convertendomi da liberale a libertario, portandomi così a diventare un promotore a mia volta della scuola economica austriaca.

La filosofa che però più ha influenzato la mia vita negli ultimi 20 anni è stata Ayn Rand e la branca filosofica da lei postulata: l’Oggettivismo.

Ayn Rand è particolarmente interessante a mio avviso per tre motivi: primo è una donna e, nel panorama filosofico mondiale, una donna è veramente una mosca bianca ( magari analizzerò il perché di questa carenza di donne tra i grandi pensatori in un articolo futuro ), secondo, possiamo vedere l’Oggettivismo come un aggiornamento dei principi filosofici aristotelici, in effetti l’Oggettivismo randiano riprende in toto Aristotele aggiungendo però quei principi economici di libero mercato che ai tempi del filosofo greco erano semplicemente sconosciuti, e terzo, cinquanta anni fa previde perfettamente ciò che sarebbe successo agli Stati Uniti d’America ed in Europa a livello politico/sociale ed economico ( mi meraviglio solo di come non venga acclamata e/o citata ogni santo giorno una figura di siffatto calibro ).

Sicuramente una donna eccezionale, consiglio a tutti di leggerne la biografia, per tutti coloro che fossero invece interessati ad approfondire i principi su cui si basa la filosofia randiana, consiglio invece di leggere questo articolo che scrissi alcuni anni fa come introduzione all’Oggettivismo ( clicca qui per leggere l’articolo ).

Donne, stress, lavoro e società

Donne, stress, lavoro e società, una vera e propria epidemia da affrontare immediatamente.

Nel mio studio mi trovo spesso ad avere a che fare con donne e uomini di successo: liberi professionisti/e, imprenditori/trici, etc.

Molto spesso devo riscontrare però che a parità di successo ottenuto, uomini e donne hanno vite private estremamente diverse.

Gli uomini di successo tendono ad essere tranquilli, soddisfatti e generalmente felici in famiglia, con i loro amici o mentre si dedicano ai loro Hobby.

Riscontro invece nelle donne, sempre più spesso, un’insoddisfazione di fondo che le affligge, difficoltà a, come dicono loro: “ spegnere il cervello “ dopo una giornata di lavoro, e a volte depressione e ansia ( ahimè sempre più di frequente ).

Dal momento che la cosa si ripete spesso non ho potuto fare a meno negli anni di pensare al perché di questa condizione, naturalmente, come sempre faccio, ho cercato di guardare al problema mettendolo sotto la lente dell’evoluzione, per dirla con Theodosius Dobzhansky :” Nothing in Biology Makes Sense except in the Light of Evolution “, inoltre ho sempre ben presente quello che una volta un amico medico africano mi disse: “ vedi Enrico, da dove vengo io la depressione non esiste, noi la chiamiamo la malattia dei bianchi “.

Le donne spesso dicono di essere lasciate sole, è vero, per un uomo è molto più facile agire in solitudine che per una donna, le donne si sono evolute per lavorare in gruppi dove si supportavano vicendevolmente, mentre gli uomini cacciavano spesso soli e a volte in gruppo ( la componente individualistica della caccia è assai rilevante ).

Le regole nel mondo lavorativo occidentale rispecchiano le necessità maschili, del resto possiamo affermare che ne derivino direttamente, dal momento che la struttura lavorativa nella nostra società è stata plasmata nei secoli dalla visione e dalle esigenze maschili ( sulla visione della donna nella nostra società consiglio anche questo articolo ).

Non dobbiamo dimenticare che la donna lavoratrice è qualcosa di molto recente che coincide con la rivoluzione femminista e le necessità consumistiche delle economie moderne.

Possiamo quindi affermare che le regole su cui sono basate le dinamiche lavorative nelle società occidentali siano di stampo androcentrico, aspettarsi che gli uomini le cambino ( noi ci stiamo benissimo in questa condizione, l’abbiama creata noi ), non è solo ingenuo, ma utopistico.

Le regole possono essere riviste solo se la volontà di cambiamento partirà dalle donne, un cambio che debba necessariamente tenere conto delle necessità biologiche dei due generi, che superficialmente potrebbero sembrare incompatibili, ma che se analizzate più attentamente sono invece complementari.

Come capire se quello che una donna fa non si adatta alla sua biologia in generale o alla sua personalità nello specifico?

Se non vi divertite, se vi sentite stressate, se diventate compulsive nei vostri comportamenti, se vi deprimete e non trovate un senso in quello che state facendo, vuol dire che, molto probabilmente, state andando contro natura, plausibile vero?

Una persona razionale a questo punto si fermerebbe un momento, realizzerebbe un bilancio di quello che sta facendo, analizzerebbe cosa servirebbe per continuare a farlo divertendosi ( magari molto più tempo perchè ci sono altre cose che vuole fare e che gli danno grande gioia ) e ripartirebbe agendo di conseguenza.
I tempi che ci diamo spesso sono diretta conseguenza delle pressioni che riceviamo da chi ci circonda.

Laurearsi in 5 anni, terminare l’università prima dei 30, comprare una casa ed un auto di un certo tipo, ritardare una gravidanza fino a quando non si raggiunge una “stabilità sociale”, sono tutte convenzioni ed in quanto tali passibili di una grade arbitrarietà.

Fare le cose divertendosi, vivere la nostra vita in accordo con le nostre aspettative, ma, ancora più importante, con i nostri tempi ( stress, agitazione, depressione, insonnia sono tutti indici di forzature della nostra natura ed in quanto tali non andrebbero mai negati ), è l’unico modo per evitare frustrazioni, rigetti e afflizioni.

In sostanza, quello che propongo alle mie lettrici, è una visione eudemonistica della vita in accordo con la nostra biologia.

La forza delle idee

Perché la forza delle Idee?

A V, in V per vendetta ( uno dei più bei film di stampo libertario di sempre; se ancora non lo avete visto vi consiglio di farlo quanto prima, i dialoghi sono qualcosa di unico ), dopo essere stato colpito da un centinaio di colpi, ma ancora vivo, veniva chiesto perché non morisse e lui rispondeva dicendo: “perché le idee sono a prova di proiettile” ( nella versione originale: “because ideas are bulletproof”.

Le idee muovono il mondo e trasformano le cose e le persone intorno a noi, una buona idea se perseguita fino all’estremo può modificare in maniera sostanziale non solo la nostra esistenza, ma anche il nostro intorno.

Esempi di uomini che attraverso la forza delle loro idee hanno cambiato o stanno cambiando il mondo sono molti: Gandhi, Malcolm X, Nelson Mandela, Steve Jobs, Elon Musk, Mike Mentzer e nel mio piccolo anche io con la divulgazione delle tecniche ad Alta Intensità in Italia ( scusate se mi sono incluso in una lista tanto importante, tuttavia anche la mia storia personale ha dimostrato che è possibile cambiare cose che vengono date per scontate, detto questo non voglio certo sopravvalutare ciò che faccio ).

Come molti di voi probabilmente già sanno, sono stato ateo gran parte della mia vita, alcuni anni fa, in seguito ad alcuni importanti avvenimenti mi sono convertito in agnostico.
Apro qui una parentesi dicendo che credo fermamente che ogni scienziato dovrebbe quanto meno assumere una posizione neutrale ( agnosticismo ) in relazione all’argomento spiritualità proprio perché non è corretto limitare le ipotesi, anche quelle che a prima vista sembrerebbero essere le più strane e/o astruse.

Quando dico di essere agnostico, chiaramente, non prendo neppure in considerazione l’esistenza del Dio delle varie religioni monoteiste o degli dei di quelle politeiste, del resto la differenza tra un ateo ed un credente sta semplicemente nel fatto che il primo ha deciso di eliminare anche l’ultimo Dio rimasto, mentre il secondo ne ha eliminati a migliaia selezionandone alla fine di questo processo uno ( chiaramente questa selezione è stata fatta da altri per lui/lei, se si fosse posto/a il problema seriamente sarebbe molto probabilmente anche lui/lei ateo/a o agnostico/a ).

Chiunque abbia studiato un po’ di storia delle religioni sa bene che ognuna di quelle oggi esistenti, quindi sopravvissute alle letteralmente migliaia esistite e/o che continuano ad esistere oggi, non è altro che la sintesi, con qualche omissione o aggiunta qua e la, delle innumerevoli altre esistite precedentemente e usate come stampo per la successiva, un modo come un altro inventato dall’uomo per raccontare e spiegare il momentaneamente inspiegabile.

Quando quindi parlo di spiritualità intendo una sorta di Panteismo alla Spinoza, una variante del deismo di Volteriana memoria, etc.

Ritornando al tema dell’articolo, devo dirvi che alcuni anni fa ho conosciuto un uomo che, attraverso la divulgazione delle sue idee cerca/cercava di cambiare il mondo, non solo attraverso la parola, ma facendo “sentire”.

Quest’uomo fa parte di una grande tradizione sciamanica sud americana e con il suo instancabile lavoro di divulgazione sul campo è riuscito a raccogliere intorno a se una grande quantità di persone provenienti da tutto il mondo, un chiaro esempio di come un’idea possa plasmare la vita di una persona e la percezione del mondo tutto intorno a lui.

Ruyman, questo è il nome dello sciamano in questione, ha appena prodotto un documentario girato nella giungla ecuadoriana dove racconta la sua esperienza e la sua visione del mondo.

A volte ( non spesso tanto quanto vorrei, ma gli impegni di entrambi non ci permettono di vederci più spesso ) io e Ruyman ci troviamo per una passeggiata e quattro chiacchiere sull’esistenza che mi hanno indotto a riflettere su alcune cose che invece davo da tempo per scontate facendomi pensare al mondo e al motivo per cui io sia qui in maniera assai diversa da quello che avevo appreso a scuola o in famiglia.

Con questo non voglio sostenere che il suo modo di vedere il mondo sia meglio di quello di altri, ma, dal momento che è comunque un’elaborazione del pensiero umano, anche se, e proprio perché, elaborato in un ambiente diverso, mi ha permesso di aggiungere un piccolo pezzo al grande puzzle della vita che evidentemente è molto più complesso e sfaccettato di quanto scuola, società occidentale, religioni e vari filoni filosofici mi avevano insegnato.

Ancora una volta la forza delle idee, rappresentate da grandi uomini, è al lavoro per cambiare il mondo…,perché le idee sono immortali, perché le idee sono a prova di proiettile.

Cucina in chiave biochimica

Cucina in chiave biochimica? Di cosa stiamo parlando?

Perché quando si viene ricoverati in ospedale ci vengono date le mele cotte?

Semplicemente perché attraverso il processo di cottura la digeribilità e la biodisponibilità degli zuccheri contenuti nel frutto aumenta esponenzialmente.
Nel caso di una persona ospedalizzata aumentare la digeribilità e la biodisponibilità degli zuccheri in un alimento si concreta in una velocizzazione dei processi digestivi, che, in un degente, magari appena operato, è sicuramente un vantaggio.

La stessa procedura naturalmente diventerebbe non consigliabile e assai nociva nel caso in cui ci trovassimo a lavorare con un diabetico, in questo caso aumentare la velocità di assorbimento e digestione degli zuccheri si concretizzerebbe in un picco glicemico indesiderato e patologico.

Oggi è possibile attraverso particolari tecniche di cottura ( semplici e veloci ), raffreddamento e conservazione, ridurre di molto il carico glicemico di alimenti che normalmente dovremmo escludere o ridurre significativamente nella nostra dieta.

Se sei diabetico,vegetariano e/o vegano, sai bene quanto l’impatto dei cereali nella tua alimentazione sia negativo e possa portarti ad ingrassare, imparare a lavorare e cucinare gli alimenti in modo da “piegarli” alle tue necessità e non essere tu a dover fare il contrarrio, a mio parere è un dovere e non una semplice opzione.

Insieme a Bruno Durazzi ( noto osteopatia ed ex-Bodybuilder di Fano con la passione per la cucina ) da tempo mi cimento nel promuovere non solo una cucina sana, ma una gestione e lavorazione degli alimenti adatta a mantenerne i principi nutritivi e a ridurne l’impatto negativo sui nostri organismi.

Il mio obiettivo è quello di rendere utilizzabili da tutti ( anche diabetici e persone che tengono alla propria forma fisica ) alimenti che normalmente non sarebbero indicati per queste categorie di persone.

E’ chiaro che oggi sia possibile cucinare non solo tenendo in considerazione il gusto, ma letteralmente trasformando la biodisponibilità degli alimenti utilizzati tramite particolari tecniche di cottura, post cottura e conservazione.

In effetti è possibile cambiare la biodisponibilità degli amidi rendendone l’indice glicemico simile a quello della verdura e quindi perfetto per chiunque voglia ridurre al massimo l’impatto di questi cibi sulla propria glicemia e/o risposta insulinica.

Durante quest’ultimo mese Bruno ha “dovuto provare” molte nuove ricette, dove, usando riso e avena resi attraverso la cottura e il raffreddamento meno biodisponibili, è passato da un’alimentazione Paleo con circa 30 g di carbo giornalieri derivati da frutta e verdura ad un’alimentazione contenente approssimatimente 250 grammi di carboidrati provenienti in gran parte da cereali.
Il risultato finale è stato passare da 86,5 a 88 Kg mantenendo invariata la già bassissima percentuale di grasso ( addominali a vista ).

La domanda iniziale a questo punto ritorna ancora più forte: “perché imparare a trattare gli alimenti?”

Perché, soprattutto quando dobbiamo affrontare un programma di definizione, usare 100 g di riso o avena resi meno biodisponibili e mangiare 1 Kg di zucchine non è proprio la stessa cosa.

Oggi vi lascio con un video che io e Bruno abbiamo prodotto in modo da promuovere una delle tante ricette da lui inventate…buon appetito ( clicca qui per vedere il video )

Tra il dire ed il fare c’è di mezzo il…

Qual’è la differenza tra il dire ed il fare?

Quante volte nel mio studio è entrato un cliente che stavo seguendo con un programma di alimentazione esordendo, dopo magari solo due o tre settimane: “inizio subito dicendoti che non sono riuscito a seguire il programma perfettamente”, la mia reazione è sempre la stessa, smetto di sorridere, divento serio e dico: “per quale strano motivo non sei riuscito a mangiare carne, pesce, uova, verdure e frutta?”.

Risposta:” sai, a volte sono dovuto uscire con dei clienti o degli amici e non mi è stato possibile dire di no”.

Generalmente queste persone quando arrivano a me lo fanno dopo varie vicissitudini, spesso con problemi seri, in evidente sovrappeso o in una condizione di obesità conclamata.

Un mio vecchio professore soleva dire: “ un obeso lo è prima nella testa “, è chiaro che mai affermazione fu più vera.

Mia nonna, donna assai saggia, invece soleva ripetermi che con i se e con i ma non si va da nessuna parte.

Io sono per indole quello che negli Stati Uniti verrebbe chiamato un “ DOER “, ossia una persona che non parla molto, ma che fa, i miei collaboratori sono anche loro “DOERS” ( è chiaro che non potevo circondarmi di fanfaroni ).

Ho imparato quindi che le persone si dividono in due categorie: quelli che fanno e quelli che vorrebbero fare.

I se ed i ma sono la diretta conseguenza delle nostre proiezioni mentali, quanto facciamo, come lo facciamo, il mondo che ci circonda è esatta emanazione di quello che creiamo nelle nostre menti.

Se voglio trovare una scusa per non fare o per rimanere in una data condizione non devo far altro che inventarmela e, in questo modo, creare l’alibi perfetto per non realizzare quello che avrei potuto realizzare.

Quanto appena detto non è chiaramente riferibile solamente alla capacità di essere aderente ad un programma alimentare, ma è applicabile a qualsiasi sfida e/o obiettivo che ci poniamo nella nostra vita.

Infondo, coloro in grado di cambiare il mondo e le proprie vite vedono un’opportunità laddove tutti gli altri generalmente si fermano.

La scelta di arrestarsi davanti ad un ostacolo viene spesso spiegata attraverso tutta una serie di “se” e “ma”, che, chiaramente, non sono neppure stati presi in considerazione da chi invece ha continuato imperterrito sulla propria strada non curandosi dei limiti generati dalle altrui menti.

Lavoro, denaro ed etica

Lavoro, denaro ed etica, sono compatibili?

A prima vista, per la maggior parte delle persone, le tre categorie sopraccitate potrebbero sembrare contraddittorie, ma in realtà non è così.

La propaganda statale, perpetrata attraverso la scuola pubblica, tende a ridurre lo spirito critico e a far addormentare le coscienze di chi si trova, volente o nolente, a subirne l’indottrinamento, tuttavia se proviamo a liberarci dalle sovrastrutture culturali e guardiamo al problema in maniera libera e critica diventano subito chiare alcune cose, ma prima di elencarle definiamo le premesse alla base della mia analisi.

Etica e morale sono due categorie mutevoli e dinamiche soggette a condizioni contingenti come il periodo storico in cui si vive, il benessere socio/economico raggiunto, il grado di educazione ( badate bene, non ho appositamente detto il grado di istruzione, per chi volesse approfondire la mia posizione sul sistema educativo clicchi su questo link ), etc.

Come premesse al mio Post vorrei utilizzare due semplici norme, derivate da quella branca filosofica che si appella al diritto naturale ( giusnaturalismo ), enunciate dal filosofo John Locke: “mai fare ad un altro quello che non vorresti fosse fatto a te” e “la mia libertà finisce esattamente dove inizia la tua”.

Partendo da queste semplici premesse possiamo estrapolare alcuni importanti principi in accordo con il tema proposto:

1) il lavoro, e quindi la produzione di denaro in un modo etico, non solo non sono una contraddizione in termini, ma dovrebbero essere la norma

2) il denaro è l’esatta misura del gradimento di quanto da noi fatto o prodotto in un libero mercato

3) denaro e lavoro sono intrinsecamente legati, il primo è conseguenza diretta del secondo e misura il nostro valore, così come le nostre capacità di intercettare una domanda dinamica ( il mercato è dinamico per definizione ) all’interno del tessuto sociale dove viviamo

4) non c’è nulla di non etico nel produrre qualche cosa o erogare un servizio richiesto da altri, anzi, accontentare il prossimo fornendo beni e servizi di qualità è di per se un valore

5) essere ricchi non è ne un male ne una sventura, ma la conseguenza del gradimento di quanto da noi fatto o prodotto per gli altri, senza peraltro coercitivamente obbligare chicchessia all’acquisto dei nostri beni o servizi

6) essere molto più ricchi di altri non è un’ingiustizia fino a quando ognuno di noi ha le stesse possibilità di diventare, in base alle proprie capacità e/o attitudini, a sua volta ricco

7) è invece assai ingiusto depredare o estorcere beni, servizi o denari senza dare una reale contropartita in cambio ( il lavoro statale non può essere considerato una contropartita valida in quanto non richiesto, ma imposto )

Concludo citando il grande sociologo ed economista tedesco: Franz Oppenheimer:

“esistono solo due modi per arricchirsi: il primo è lavorando, il secondo è attraverso l’illecita appropriazione del frutto del lavoro altrui”.

Chi lavora producendo ricchezza e benessere lo fa, per definizione, in maniera etica, chi espropria il denaro da altri prodotto ( vedi tassazione, che sia fatta da monarchi o Stati, sempre furto è ) non può che essere definito un parassita sociale e per questo motivo dovrebbe essere esposto al pubblico ludibrio.

Vegetarianismo etica e morale

Più di una volta mi sono espresso sul vegetarianismo, ma visto il dibattito sorto nell’ultimo periodo credo sia necessario fare alcune considerazioni.

Vorrei iniziare questo mio Post citando Oscar Wilde:

“ la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni “

Più volte ho affrontato l’argomento sotto l’aspetto scientifico, spiegando perché ( anche attraverso vari lavori scientifici legati a quella branca della scienza che studia il nostro passato: la biologia evolutiva ) un’alimentazione di stampo vegeriano/vegano ( da cui il movimento di pensiero: il vegetarianismo ) non sia compatibile con una salute ideale nella nostra specie.

Quindi oggi vorrei focalizzare l’attenzione sulle implicazioni etico/morali che gli adetti a questa nuova religione portano a supporto delle loro tesi.
Il primo grande errore è quello di considerare gli animali alla stregua dell’uomo.

Seppur io sia d’accordo nel rispettare ogni forma di vita, mi rendo ben conto che la sofferenza di un essere umano non può essere assimilata a quella di un animale.

Chiunque tenda a parificare uomini e animali credo abbia un serio problema.

Ci sono già stati nella storia molti casi di persone che hanno portato il loro amore per gli animali alle estreme conseguenze, forse il più rappresentativo di tutti è stato Adolf Hitler, noto amante degli animali e vegetariano…, sappiamo tutti cosa abbia fatto e quanto sia stato grande il suo disprezzo per la vita umana.

La violenza è connaturata all’idea stessa di natura, la mia formazione è scientifico/biologica, chiunque abbia fatto studi di biologia o zoologia sa bene che la natura è “ Red in tooth and claw “, ossia che la natura è così violenta da colorare di rosso sangue i denti e gli artigli dei carnivori.

Pensare che se smettessimo di mangiare carne ( anche se fosse possibile fisiologicamente, cosa al momento non compatibile con il mantenimento di una buona salute nella nostra specie ) il mondo si trasformerebbe per magia in una sorta di Eden dove tutti gli animali possano vivere in pace tra di loro, non è semplicemente irrealistico, ma stupido e utopistico.

La cosa più preoccupante di questa nuova “religione” ( non saprei come definirla altrimenti ) è il tentativo di imporre con la forza una linea di pensiero ad altre persone che, per vari motivi, non vogliono avere nulla a che vedere con questa ideologia illiberale e estremamente pericolosa per la salute ( nel lungo periodo ).

Molte volte nella storia recente abbiamo visto come alcuni eletti, convinti di avere in mano la verità assoluta, in nome dell’etica e della morale abbiano cercato di imporre il loro pensiero con la forza.

Anche in questo caso vorrei far notare che in circa 2000 anni di storia della filosofia in centinaia hanno cercato di definire delle linee guida relative ad etica e morale valide per tutti, senza tuttavia aver avuto successo.

Etica e morale si sono dimostrati concetti dinamici, legati alle tendenze socio/economico/culturali presenti in un paese in un dato momento storico.

Il Comunismo, il Fascismo, il Nazzismo sono solo tre esempi di ideologie che sulla carta avrebbero dovuto parificare gli uomini e costruire una società prospera e felice, ma che nella realtà hanno prodotto letteralmente centinaia di milioni di morti, per poi scoprire che nulla di quanto professato era applicabile alle nostre strutture sociali.

L’interventismo ed il socialismo di oggi ( il capitalismo non è mai esistito nella nostra società ), applicato dai paesi occidentali, ha dimostrato di essere un altro fallimento.

Le idee è bene che circolino liberamente, è anche bene applicare la disobbedienza civile quando le cose non possono essere cambiate e/o siano palesemente in contrasto con il nostro benessere, tuttavia ogni processo di cambio culturale non può mai essere imposto per legge, ne tantomeno la protesta deve danneggiare la vita altrui, quello che possiamo fare è lottare per le nostre idee, pagare per le nostre azioni ( quando illegali, ma legittime ), ma mai coinvolgere o danneggiare altri, non in accordo con la nostra protesta, attraverso quello che facciamo.

Quindi, un comportamento alimentare, per quanto corretto o deplorevole che sia, è qualcosa che va vagliato soggettivamente, se sbaglieremo ne pagheremo il prezzo, se saremo stati corretti ne avremo dei vantaggi, ma non per questo è lecito picchiare, insultare o mettere alla gogna chiunque sulla propria tavola decida di mettere cose diverse da quelle che noi mangiamo.

Concludo questo articolo con un’altra citazione tratta da un discorso di Teodosij Dobžanskij :

“ nulla in biologia ha senso se non lo si guarda alla luce dell’evoluzione “, e, alla luce dell’evoluzione, la nostra specie non può essere considerata vegetariana ( no vegetarianismo ).

Istruzione e scuola sono associabili?

Mi sono già espresso sull’argomento istruzione e scuola in passato, ma credo sia necessario riprenderlo nuovamente e approfondire alcuni punti delle mie posizioni.

Partiamo subito chiarendo che avere una buona o addirittura ottima cultura non dipende solo dalla scuola, ma è un processo dinamico legato alla quantità di studi e letture fatte nella nostra vita ( andando o non andando a scuola ).

Istruzione e scuola non vanno di pari passo, non è detto che chi vada a scuola sia veramente istruito, come non è detto che chi non ci vada sia ignorante.

La funzione principale della scuola negli stati moderni è niente di più e niente di meno che quella di indottrinare i bambini.

Le funzioni principali della scuola nella nostra società sono essenzialmente due:

 

  • creare una classe di pagatori di tasse che non ne questionino il perché

 

  • avere a disposizione una quantità di soldati illimitata ( carne da cannoni )

 

L’esperienza insegna che l’unica mano che i moderni stati danno è quella che ti viene messa in tasca per derubarti del frutto del tuo lavoro, il nome che è stato dato a questo furto legalizzato è Imposte ( termine corretto in quanto nessuno sano di mente pagherebbe volontariamente un solo centesimo ad una banda di delinquenti, quindi è necessario imporre con la forza l’esproprio ).

Partendo da questi presupposti oggettivi è difficile pensare che la scuola, gestita dallo Stato con le finalità sopracitate sia veramente utile a creare competenze adeguate nelle persone che la frequentano.

La prova di quanto ho appena asserito sta nel fatto che mediamente un nuovo laureato non trova lavoro o se lo trova viene pagato meno di una semplice donna delle pulizie.
Naturalmente viene pagato meno di una donna delle pulizie non perché gli imprenditori che lo assumono sono brutti e cattivi, ma perché il suo valore di mercato è esattamente quello e per un imprenditore aprire le porte ad una persona qualificata si, ma all’atto pratico incompetente, si traduce in una gran perdita di tempo e risorse.

Come ovviare quindi a questa situazione?

Alcune delle persone più di successo che ho conosciuto nel mio peregrinare in giro per il mondo non sono laureate, ma hanno una cultura ben superiore alla maggioranza dei laureati che conosco.

I telefoni cellulari che usiamo, i sistemi operativi dei nostri computer, i metodi di pagamento come Paypal, perfino il più grande social Network del mondo ( Facebook ) sono opera di non laureati.

Viviamo in un’epoca in cui ( mai prima d’ora ) i libri sono accessibili a tutti gratuitamente o a costi bassissimi.

Chiunque può parlare 3 o 4 lingue, avere buone competenze in biologia, medicina, economia, etc, senza mai essere andato a scuola.

Parlare una lingua correttamente e fluentemente senza averla studiata a scuola nulla toglie alla reale conoscenza di quella lingua, lo stesso naturalmente vale per qualsiasi altra cosa.

Esistono mille modi per acquisire conoscenza e competenze in maniera più rapida, divertente e proficua che andare a scuola, perché?

Perché il segreto sta nella personalizzazione, che di solito coincide con un maggior interesse in quello che si fa ed un percorso di approfondimento ritagliato sulle capacità ed esigenze del fruitore finale.

Studiare è importante, ma è altrettanto importante farlo in maniera ottimizzata e produttiva, e spesso a scuola questo non è possibile.

Per chi parla l’inglese ( anche senza averlo imparato a scuola ), consiglio di guardare il video che ho inserito alla fine di questo articolo.

Concludo citando il premio Nobel per la letteratura George Bernard Shaw:

“L’unico periodo in cui la mia educazione si è interrotta è quando andavo a scuola”