Donne, stress, lavoro e società

Donne, stress, lavoro e società

Donne, stress, lavoro e società, una vera e propria epidemia da affrontare immediatamente.

Nel mio studio mi trovo spesso ad avere a che fare con donne e uomini di successo: liberi professionisti/e, imprenditori/trici, etc.

Molto spesso devo riscontrare però che a parità di successo ottenuto, uomini e donne hanno vite private estremamente diverse.

Gli uomini di successo tendono ad essere tranquilli, soddisfatti e generalmente felici in famiglia, con i loro amici o mentre si dedicano ai loro Hobby.

Riscontro invece nelle donne, sempre più spesso, un’insoddisfazione di fondo che le affligge, difficoltà a, come dicono loro: “ spegnere il cervello “ dopo una giornata di lavoro, e a volte depressione e ansia ( ahimè sempre più di frequente ).

Dal momento che la cosa si ripete spesso non ho potuto fare a meno negli anni di pensare al perché di questa condizione, naturalmente, come sempre faccio, ho cercato di guardare al problema mettendolo sotto la lente dell’evoluzione, per dirla con Theodosius Dobzhansky :” Nothing in Biology Makes Sense except in the Light of Evolution “, inoltre ho sempre ben presente quello che una volta un amico medico africano mi disse: “ vedi Enrico, da dove vengo io la depressione non esiste, noi la chiamiamo la malattia dei bianchi “.

Le donne spesso dicono di essere lasciate sole, è vero, per un uomo è molto più facile agire in solitudine che per una donna, le donne si sono evolute per lavorare in gruppi dove si supportavano vicendevolmente, mentre gli uomini cacciavano spesso soli e a volte in gruppo ( la componente individualistica della caccia è assai rilevante ).

Le regole nel mondo lavorativo occidentale rispecchiano le necessità maschili, del resto possiamo affermare che ne derivino direttamente, dal momento che la struttura lavorativa nella nostra società è stata plasmata nei secoli dalla visione e dalle esigenze maschili ( sulla visione della donna nella nostra società consiglio anche questo articolo ).

Non dobbiamo dimenticare che la donna lavoratrice è qualcosa di molto recente che coincide con la rivoluzione femminista e le necessità consumistiche delle economie moderne.

Possiamo quindi affermare che le regole su cui sono basate le dinamiche lavorative nelle società occidentali siano di stampo androcentrico, aspettarsi che gli uomini le cambino ( noi ci stiamo benissimo in questa condizione, l’abbiama creata noi ), non è solo ingenuo, ma utopistico.

Le regole possono essere riviste solo se la volontà di cambiamento partirà dalle donne, un cambio che debba necessariamente tenere conto delle necessità biologiche dei due generi, che superficialmente potrebbero sembrare incompatibili, ma che se analizzate più attentamente sono invece complementari.

Come capire se quello che una donna fa non si adatta alla sua biologia in generale o alla sua personalità nello specifico?

Se non vi divertite, se vi sentite stressate, se diventate compulsive nei vostri comportamenti, se vi deprimete e non trovate un senso in quello che state facendo, vuol dire che, molto probabilmente, state andando contro natura, plausibile vero?

Una persona razionale a questo punto si fermerebbe un momento, realizzerebbe un bilancio di quello che sta facendo, analizzerebbe cosa servirebbe per continuare a farlo divertendosi ( magari molto più tempo perchè ci sono altre cose che vuole fare e che gli danno grande gioia ) e ripartirebbe agendo di conseguenza.
I tempi che ci diamo spesso sono diretta conseguenza delle pressioni che riceviamo da chi ci circonda.

Laurearsi in 5 anni, terminare l’università prima dei 30, comprare una casa ed un auto di un certo tipo, ritardare una gravidanza fino a quando non si raggiunge una “stabilità sociale”, sono tutte convenzioni ed in quanto tali passibili di una grade arbitrarietà.

Fare le cose divertendosi, vivere la nostra vita in accordo con le nostre aspettative, ma, ancora più importante, con i nostri tempi ( stress, agitazione, depressione, insonnia sono tutti indici di forzature della nostra natura ed in quanto tali non andrebbero mai negati ), è l’unico modo per evitare frustrazioni, rigetti e afflizioni.

In sostanza, quello che propongo alle mie lettrici, è una visione eudemonistica della vita in accordo con la nostra biologia.

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