Cucina in chiave biochimica

Cucina in chiave biochimica? Di cosa stiamo parlando?

Perché quando si viene ricoverati in ospedale ci vengono date le mele cotte?

Semplicemente perché attraverso il processo di cottura la digeribilità e la biodisponibilità degli zuccheri contenuti nel frutto aumenta esponenzialmente.
Nel caso di una persona ospedalizzata aumentare la digeribilità e la biodisponibilità degli zuccheri in un alimento si concreta in una velocizzazione dei processi digestivi, che, in un degente, magari appena operato, è sicuramente un vantaggio.

La stessa procedura naturalmente diventerebbe non consigliabile e assai nociva nel caso in cui ci trovassimo a lavorare con un diabetico, in questo caso aumentare la velocità di assorbimento e digestione degli zuccheri si concretizzerebbe in un picco glicemico indesiderato e patologico.

Oggi è possibile attraverso particolari tecniche di cottura ( semplici e veloci ), raffreddamento e conservazione, ridurre di molto il carico glicemico di alimenti che normalmente dovremmo escludere o ridurre significativamente nella nostra dieta.

Se sei diabetico,vegetariano e/o vegano, sai bene quanto l’impatto dei cereali nella tua alimentazione sia negativo e possa portarti ad ingrassare, imparare a lavorare e cucinare gli alimenti in modo da “piegarli” alle tue necessità e non essere tu a dover fare il contrarrio, a mio parere è un dovere e non una semplice opzione.

Insieme a Bruno Durazzi ( noto osteopatia ed ex-Bodybuilder di Fano con la passione per la cucina ) da tempo mi cimento nel promuovere non solo una cucina sana, ma una gestione e lavorazione degli alimenti adatta a mantenerne i principi nutritivi e a ridurne l’impatto negativo sui nostri organismi.

Il mio obiettivo è quello di rendere utilizzabili da tutti ( anche diabetici e persone che tengono alla propria forma fisica ) alimenti che normalmente non sarebbero indicati per queste categorie di persone.

E’ chiaro che oggi sia possibile cucinare non solo tenendo in considerazione il gusto, ma letteralmente trasformando la biodisponibilità degli alimenti utilizzati tramite particolari tecniche di cottura, post cottura e conservazione.

In effetti è possibile cambiare la biodisponibilità degli amidi rendendone l’indice glicemico simile a quello della verdura e quindi perfetto per chiunque voglia ridurre al massimo l’impatto di questi cibi sulla propria glicemia e/o risposta insulinica.

Durante quest’ultimo mese Bruno ha “dovuto provare” molte nuove ricette, dove, usando riso e avena resi attraverso la cottura e il raffreddamento meno biodisponibili, è passato da un’alimentazione Paleo con circa 30 g di carbo giornalieri derivati da frutta e verdura ad un’alimentazione contenente approssimatimente 250 grammi di carboidrati provenienti in gran parte da cereali.
Il risultato finale è stato passare da 86,5 a 88 Kg mantenendo invariata la già bassissima percentuale di grasso ( addominali a vista ).

La domanda iniziale a questo punto ritorna ancora più forte: “perché imparare a trattare gli alimenti?”

Perché, soprattutto quando dobbiamo affrontare un programma di definizione, usare 100 g di riso o avena resi meno biodisponibili e mangiare 1 Kg di zucchine non è proprio la stessa cosa.

Oggi vi lascio con un video che io e Bruno abbiamo prodotto in modo da promuovere una delle tante ricette da lui inventate…buon appetito ( clicca qui per vedere il video )

Tra il dire ed il fare c’è di mezzo il…

Qual’è la differenza tra il dire ed il fare?

Quante volte nel mio studio è entrato un cliente che stavo seguendo con un programma di alimentazione esordendo, dopo magari solo due o tre settimane: “inizio subito dicendoti che non sono riuscito a seguire il programma perfettamente”, la mia reazione è sempre la stessa, smetto di sorridere, divento serio e dico: “per quale strano motivo non sei riuscito a mangiare carne, pesce, uova, verdure e frutta?”.

Risposta:” sai, a volte sono dovuto uscire con dei clienti o degli amici e non mi è stato possibile dire di no”.

Generalmente queste persone quando arrivano a me lo fanno dopo varie vicissitudini, spesso con problemi seri, in evidente sovrappeso o in una condizione di obesità conclamata.

Un mio vecchio professore soleva dire: “ un obeso lo è prima nella testa “, è chiaro che mai affermazione fu più vera.

Mia nonna, donna assai saggia, invece soleva ripetermi che con i se e con i ma non si va da nessuna parte.

Io sono per indole quello che negli Stati Uniti verrebbe chiamato un “ DOER “, ossia una persona che non parla molto, ma che fa, i miei collaboratori sono anche loro “DOERS” ( è chiaro che non potevo circondarmi di fanfaroni ).

Ho imparato quindi che le persone si dividono in due categorie: quelli che fanno e quelli che vorrebbero fare.

I se ed i ma sono la diretta conseguenza delle nostre proiezioni mentali, quanto facciamo, come lo facciamo, il mondo che ci circonda è esatta emanazione di quello che creiamo nelle nostre menti.

Se voglio trovare una scusa per non fare o per rimanere in una data condizione non devo far altro che inventarmela e, in questo modo, creare l’alibi perfetto per non realizzare quello che avrei potuto realizzare.

Quanto appena detto non è chiaramente riferibile solamente alla capacità di essere aderente ad un programma alimentare, ma è applicabile a qualsiasi sfida e/o obiettivo che ci poniamo nella nostra vita.

Infondo, coloro in grado di cambiare il mondo e le proprie vite vedono un’opportunità laddove tutti gli altri generalmente si fermano.

La scelta di arrestarsi davanti ad un ostacolo viene spesso spiegata attraverso tutta una serie di “se” e “ma”, che, chiaramente, non sono neppure stati presi in considerazione da chi invece ha continuato imperterrito sulla propria strada non curandosi dei limiti generati dalle altrui menti.