Lavoro, denaro ed etica

Lavoro, denaro ed etica

Lavoro, denaro ed etica, sono compatibili?

A prima vista, per la maggior parte delle persone, le tre categorie sopraccitate potrebbero sembrare contraddittorie, ma in realtà non è così.

La propaganda statale, perpetrata attraverso la scuola pubblica, tende a ridurre lo spirito critico e a far addormentare le coscienze di chi si trova, volente o nolente, a subirne l’indottrinamento, tuttavia se proviamo a liberarci dalle sovrastrutture culturali e guardiamo al problema in maniera libera e critica diventano subito chiare alcune cose, ma prima di elencarle definiamo le premesse alla base della mia analisi.

Etica e morale sono due categorie mutevoli e dinamiche soggette a condizioni contingenti come il periodo storico in cui si vive, il benessere socio/economico raggiunto, il grado di educazione ( badate bene, non ho appositamente detto il grado di istruzione, per chi volesse approfondire la mia posizione sul sistema educativo clicchi su questo link ), etc.

Come premesse al mio Post vorrei utilizzare due semplici norme, derivate da quella branca filosofica che si appella al diritto naturale ( giusnaturalismo ), enunciate dal filosofo John Locke: “mai fare ad un altro quello che non vorresti fosse fatto a te” e “la mia libertà finisce esattamente dove inizia la tua”.

Partendo da queste semplici premesse possiamo estrapolare alcuni importanti principi in accordo con il tema proposto:

1) il lavoro, e quindi la produzione di denaro in un modo etico, non solo non sono una contraddizione in termini, ma dovrebbero essere la norma

2) il denaro è l’esatta misura del gradimento di quanto da noi fatto o prodotto in un libero mercato

3) denaro e lavoro sono intrinsecamente legati, il primo è conseguenza diretta del secondo e misura il nostro valore, così come le nostre capacità di intercettare una domanda dinamica ( il mercato è dinamico per definizione ) all’interno del tessuto sociale dove viviamo

4) non c’è nulla di non etico nel produrre qualche cosa o erogare un servizio richiesto da altri, anzi, accontentare il prossimo fornendo beni e servizi di qualità è di per se un valore

5) essere ricchi non è ne un male ne una sventura, ma la conseguenza del gradimento di quanto da noi fatto o prodotto per gli altri, senza peraltro coercitivamente obbligare chicchessia all’acquisto dei nostri beni o servizi

6) essere molto più ricchi di altri non è un’ingiustizia fino a quando ognuno di noi ha le stesse possibilità di diventare, in base alle proprie capacità e/o attitudini, a sua volta ricco

7) è invece assai ingiusto depredare o estorcere beni, servizi o denari senza dare una reale contropartita in cambio ( il lavoro statale non può essere considerato una contropartita valida in quanto non richiesto, ma imposto )

Concludo citando il grande sociologo ed economista tedesco: Franz Oppenheimer:

“esistono solo due modi per arricchirsi: il primo è lavorando, il secondo è attraverso l’illecita appropriazione del frutto del lavoro altrui”.

Chi lavora producendo ricchezza e benessere lo fa, per definizione, in maniera etica, chi espropria il denaro da altri prodotto ( vedi tassazione, che sia fatta da monarchi o Stati, sempre furto è ) non può che essere definito un parassita sociale e per questo motivo dovrebbe essere esposto al pubblico ludibrio.

6 thoughts on “Lavoro, denaro ed etica

  1. Il mondo del lavoro è da tempo cambiato e sempre più indirizzato a far arricchire solo chi è in grado di adattarsi e sfruttare il suo nuovo paradigma…del resto era inevitabile. Col tempo i parassiti verrano sempre più emarginati!

  2. Il denaro è una invenzione dell’uomo, il lavoro si svolge in regole imposte per convenzione o convenienza, etica e denaro non possono andare d’accordo, non è naturale. Non voglio dire che non si possa utilizzare una certa etica nel lavoro, tutt’altro , ma unire etica e denaro per me non ha senso, come proprietà ed etica. Concordo che ognuno debba godere del frutto del suo operato mi chiedo però perche un essere nasce che ha 100mila ettari di terra di proprietà ed un altro nasce senza niente, sono meriti individuali? la so la risposta, si ereditano i frutti del padre, ma quessto limita i diritti dei nuovi individui. Per gli indiani di america la terra non aveva proprietari, vi invito a leggere Jack London, la novella ”la forza dei forti” e riflettere su questa società che sicuramente non è eticamente corretta.
    Tutto il discorso nel senso dell’etica quando sopra descritta.

    1. E’ brutto invidiare chi ha di più seppur senza meriti, come nel caso di un’eredità. A me non interessa che un altro uomo abbia tantissimo, io voglio solo che tutti abbiano le stesse possibilità partendo da zero di raggiungere la massime vette, poi saranno le competenze individuali che determineranno il grado di successo, e quindi il denaro accumulato o accumulabile, di ognuno di noi.
      Caro amico, con l’invidia non si costruisce nulla.

      1. Caro Enrico, io sono un fortunato, non ho invidia verso nessuno, certo desidero cose o situazioni che non ho ed altri hanno , ma in modo positivo senza invidia, anzi spesso ammirazione per chi è riuscito meglio di me. Concordo con te nella meritocrazia individuale , sono convinto però che le opportunità non ci sono per tutti, non si può negare che se nasci figlio di un miliardario o figlio di un contadino del Burkina Faso non hai le stesse possibilità, e questo lo trovo profondamente ingiusto. D’altra parte il mondo non è giusto. Inoltre il denaro è sicuramente un metro del successo professionale e quindi meritocratico ma anche qui si entra in discorso ove contatti, amicizie, e quanto altro influiscono in modo iniquo e non meritocratico.
        buona giornata

        1. Quindi amico mio, quello che dobbiamo “pretendere” è la possibilità di esprimerci e scalare la scala sociale partendo da zero senza restrizioni e non che chi è già ai vertici ( per meriti o per caso ) venga trascinato nella polvere. Questa è la differenza principale tra un sistema socialista ed una società aperta

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